Il caso Volkswagen dimostra i limiti industriali della dottrina Landini

23 SET 15
Ultimo aggiornamento: 23:52 | 5 AGO 20
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Al direttore - Ai nostri “sinistri sinistri”, è noto, della Germania piace tutto, tranne la Merkel. I tedeschi sostituiscono il nucleare col carbone ma per Verdi e antagonisti sono il modello ambientale. Fa niente. Per il nostro Landini, non privo di ascolti nella stravagante sinistra culturale e politica italiana, una sorta di “colpo di mano” tra lo stato e la Volkswagen avrebbe dovuto fermare la presunta fuga dall’Italia (dove invece investe e assume) dell’infido Marchionne. La simpatia a sinistra per il modello renano della Mitbestimmung, la cogestione tedesca, di cui la Volkswagen è il simbolo storico, era comprensibile per noi vecchi socialdemocratici qualche decennio fa. Quando ci opponevano la superiorità del soviet o dei consigli di fabbrica. Ma ora? Il signor Winterkorn, l’ad dell’“auto del popolo” e, forse, autore con la truffa del software del più micidiale danno economico della storia dell’auto, è il monumento dei guasti del modello cogestivo nell’epoca del “mercato mondiale”. Egli è stato scelto come amministratore e capo della Volkswagen, poche settimane fa, dall’accordo tra gli azionisti di minoranza, lo stato attraverso il premier del land della Bassa Sassonia e i delegati sindacali, contro la volontà (e i soldi) dell’azionista privato di maggioranza. Che lo accusava, col senno di poi giustamente, di non saper vendere al meglio sui mercati internazionali. Mi appello al buon senso del mio amico senatore Mucchetti, fiero fustigatore della Fiat: simpatizzate pure per la Volkswagen ma risparmiateci l’incubo, per favore, di immaginare che a sostituire l’ottimo Marchionne sarà un giorno un tizio scelto da Maurizio Landini ed Erri De Luca. E auguriamoci, piuttosto, che la signora Merkel oltre a riparare il danno del software, trovi il tempo di riparare anche gli arcaismi antiliberali della Mitbestimmung.
Umberto Minopoli
Per far funzionare un’azienda sindacati e imprenditori hanno solo una scelta possibile: due popoli e due stati, e un tubo la cogestione.
Al direttore - Lewandowsky fa 5 gol. Il Wolfsburg crolla in 9 minuti. Erano tutti azionisti della Volkswagen.
Mauro Vecchietti
Al direttore - A proposito d’immigrazione, nel Duemila, vi fu un intervento dell’allora arcivescovo di Bologna Biffi, che è mancato in luglio, alla Fondazione Migrantes. La sostanza del suo discorso era che a parità di condizioni sarebbe stato preferibile accogliere migranti se non proprio cattolici almeno cristiani perché ovviamente più facilmente integrabili. Inoltre evidenziava che oltre ai diritti vigono anche dei doveri per chi sarebbe arrivato in Italia, possiamo immaginare quali. Nell’ottobre dello stesso anno, in un’intervista al Corriere, sempre l’allora arcivescovo metteva in guardia dall’immigrazione musulmana perché non compatibile o molto poco con la tradizione occidentale. In un passaggio dell’intervista disse così: “I musulmani vogliono farci diventare come loro”. Parole sante di questa grande personalità. Mi chiedo perché, soprattutto esponenti della Cei, ignorino quanto detto da Biffi. Quando il pensiero si impone per la sua ragionevolezza, per la sua evidenza nel non essere smentito dai fatti chissà perché viene ignorato.
Pasquale Ciaccio
Dicesi sindrome islamofobica.
Al direttore - Bersaglio Grasso? Mai e poi mai un magistrato deve fare politica. Si porta dietro i (molti) difetti appresi durante la sua carriera di “intoccabile”.
Massimo Buonocore
Al direttore - Centoundici. Tanti sono quelli che hanno cambiato casacca nell’ultimo giro. Forse è giunto il momento di copiare le regole del calcio. Tutti all’“Hotel Gallia’’, noblesse oblige, che adesso è un cinque stelle ma un tempo era il tempio del calciomercato. E magari ingaggiamo pure i procuratori, i nuovi Raiola delle formazioni partitiche.
Gino Roca
Al direttore - Gli epigoni di un’Italia fascista ancora imbrigliano la nostra libertà. L’articolo 414 cp che punisce “l’istigazione a delinquere” è uno strumento efficace per una politica di regime che istigava a obbedire. Tutto ciò in conflitto con gli ideali liberali della nostra Costituzione che all’articolo 21 esprime il diritto di “manifestare il proprio pensiero”. Penso che una disposizione sull’istigazione a delinquere non debba esistere in un codice post fascista. Perché com’è proprio del diritto penale punire il colpevole per la devianza e non istigare a obbedire la legge, così anche lo scrittore che si esprime non può indurre gli altri a delinquere.
Giovanni Negri